Nel momento in cui si affronta il discorso sulla dicotomia mente/corpo quello che salta agli occhi è l’importanza soggettiva che attribuiamo ai due termini, il corpo appare quasi schiacciato dal potere della mente, piccola cosa al cospetto del sapere  e della scienza che con la mente sono intimamente e strettamente legati.

In principio però era il corpo , le sensazioni, erano le percezioni i contatti e le distanze.

Il corpo è oggetto soggettivato, il mezzo,il tramite attraverso il quale scaturisce e prende forma  il desiderio, il desiderare e l’essere desiderati, il guardare e l’essere guardati, il toccare e l’essere toccati, il conoscere e il fare esperienza dell’essere conosciuti .

È sensazione ed è scoperta perché il suo essere al mondo è essenza dell’essere, non è carne ma conoscenza; in principio era l’azione ma anche indifferenziazione, un oggetto/Sé i cui confini si confondono con i confini altri, un involucro pelle che è ancora lontano dal contenitore Io-pelle di Anzieu.

In principio il corpo conosce il corpo, prende vita un nucleo che prende vita e si alimenta nel contatto, nella presenza e nella gestione della madre sufficientemente buona dell’assenza.

Alternanza di presenza, assenza, di pelle, di odore, di sguardo e di contatto, spazio condiviso da corpi, da bisogni e da desiderio. Solo molto più avanti ci saranno parole, simboli e vissuti, in principio è corpo nello spazio e nel tempo della relazione.

La presenza dell’altro non è riempimento di vuoto con simboli, ma è un gioco a due, a tre , di e nel gruppo di sguardi, di segni che permettono vicinanze o allontanamenti, che con il divenire del linguaggio perdono di senso se non si affidano alla memoria del corpo.