PREMESSA

Fin dalla parola stessa “psicomotricità” si evince il progetto culturale e tecnico che è alla base della ricerca e del lavoro in campo psicomotorio. La Psicomotricità si propone l’integrazione e il superamento di molteplici scissioni, fra cui anche quella fondamentale fra la mente e il corpo.

Il pensiero psicomotorio presuppone l’unità e l’interezza della persona, il riconoscimento e la valorizzazione delle sue potenzialità; questo differenzia sostanzialmente la cultura psicomotoria da quella sanitaria e da quella pedagogica attuali.  Le ricerche in campo psicologico, psicoanalitico e neuropsicologico degli ultimi cinquant’anni (D. H. Winnicott, W. Bion, E. Bick, M. Mahler, J. Bowlby, D. Stern, A. Damasio, U. Galimberti, ecc.) hanno dimostrato come il pensiero umano si strutturi a partire dall’elaborazione degli stimoli (tattili, propriocettivi, labirintici, visivi, uditivi, ecc.) che il bambino percepisce nelle prime fasi della vita. Da questi stimoli comincia a costruirsi il pensiero e l’organizzazione di tutte quelle funzioni mentali che comunemente chiamiamo “Io”, “Identità”, “capacità di mettersi in relazione con l’ambiente”. Hanno dimostrato anche come l’attività motoria, insieme a quella sensoriale, contribuiscano allo sviluppo intellettivo, emozionale, relazionale anche nelle età successive; e come tutti questi fattori influiscano sulle capacità creative, produttive, comunicative dell’adulto e nel loro permanere anche in età avanzata. L’intelligenza è connessa alla capacità di mettere in relazione, e quindi di unire, elementi diversi in modo originale ed imprevedibile

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