I media propongono immagini del corpo che potrebbero favorire l’insorgenza dei disturbi alimentari negli adolescenti e influire sull’immagine corporea.

Articolo Pubblicato il: 29 maggio 2015

Corinne Oppedisano

Gli adolescenti, a causa della familiarità con i mezzi multimediali, sono sovraesposti alle immagini mediatiche del corpo, il più delle volte irrealistiche.

Negli ultimi decenni ci si è chiesto se la presentazione di modelli estetici irrealistici possa costituire un ostacolo alla formazione dell’identità corporea negli adolescenti.  Se da una parte le adolescenti sembrano essere consapevoli  del fatto che nei media la percentuale di corpi filiformi non rappresenta la realtà (Fougts e Buggraf, 2000), dall’altra parte molte adolescenti tendono a ritenere l’ideale di magrezza normativo, reputando che la quantità di corpi mediatici magrissimi sia un riflesso della realtà (Lopez-Guimera et al., 2010).

Per spiegare l’influenza che le immagini mediatiche hanno sull’immagine corporea ricorriamo alla teoria dell’Oggettivazione (Fredrickson e Roberts, 1997). Vi è oggettivazione quando un individuo viene pensato come oggetto e dunque viene deumanizzato, divenendo merce e strumento.

L’oggettivazione dei corpi proposta dai media porta ad una “frammentazione strumentale nella percezione sociale, una divisione della persona in parti che servono scopi e funzioni specifiche dell’osservatore” (Gruenfeld, Ine-si, Magee e Galinsky, 2008).

Le fasce più giovani sono particolarmente vulnerabili alle immagini mediatiche oggettivizzanti. In particolare, gli adolescenti sono impegnati in un delicato processo di costruzione della propria identità di genere, in cui il corpo gioca un ruolo importante. La percezione del proprio corpo è strettamente legata all’autostima. Sono infatti proprio le ragazze con una bassa autostima ad essere più colpite dal fenomeno dell’oggettivazione (Tolman et al., 2006).

Secondo Nolen-Hoeksema e Girgus, le ragazze sono più esposte al rischio di sviluppare disturbi psicologici a causa delle loro caratteristiche di personalità che le distinguono dai ragazzi quali un maggior orientamento sociale, una minore strumentalità e una minore aggressività. Per queste caratteristiche, le ragazze esposte a modelli estetici perfezionistici imparano che il corpo non è il loro e che il criterio di valutazione del loro valore è l’aspetto estetico (Volpato, 2011).  L’interiorizzazione della prospettiva dell’altro porta a conseguenze anche sul piano delle prestazioni cognitive e fisiche, incidendo sui risultati scolastici e l’affermazione professionale.

I ragazzi sono particolarmente vulnerabili all’esposizione a questo tipo di immagini, non solo a motivo della particolare fase evolutiva che stanno attraversando, ma anche a causa della quantità di televisione con cui sono a contatto fin da giovanissimi. Molte ricerche hanno provato il legame fra esposizione ai media, preoccupazioni per il proprio aspetto e disordini alimentari (Grabe et al, 2008). Anche la frequenza di fruizione di riviste di moda è correlata coi disturbi alimentari e la diminuzione dell’esposizione alle riviste ed ai programmi televisivi riduce il rischio di disturbo alimentare.

Uno studio che mostra l’importanza dei media nella costruzione dell’immagine del corpo degli adolescenti è quello condotto da Becker (2004) alle isole Fiji. La ricercatrice ha trovato che i disturbi alimentari e le preoccupazioni per il proprio aspetto fisico hanno fatto la loro comparsa con l’avvento della televisione.

Sono bastati tre anni per cambiare gli standard della cultura tradizionale che prediligeva fisici morbidi e fondava l’identità dei suoi attori sociali sul ruolo che essi svolgevano all’interno della comunità e della famiglia. Bisogna sottolineare però che per queste ragazze l’esigenza di rimodellare il proprio corpo aveva come fine quello di massimizzare le opportunità sociali ed economiche. Risulta dunque prematuro affermare che la relazione fra l’avvento dei media e l’aumento dei disturbi alimentari rifletta esattamente il legame che vige fra questi due fattori nella società occidentale.

Un altro aspetto fondamentale riguarda il ruolo dei social network sulla costruzione della propria immagine corporea. Un recente studio (Meier, 2013) ha indagato la relazione fra le attività delle ragazze sui social network e l’immagine corporea. I risultati della ricerca hanno rivelato che una elevata esposizione a contenuti relativi all’aspetto estetico è positivamente correlata con un incremento dei disturbi dell’immagine corporea fra le ragazze, e l’associazione è particolarmente forte nel caso di Facebook. In particolare, non era l’uso del social network in sé a predire l’insoddisfazione corporea, il desiderio di essere più magre e l’internalizzazione dell’ideale mediatico, ma specificamente il tempo trascorso guardando e postando foto su internet.

È importante esplorare le variabili che mediano l’effetto dell’esposizione alle immagini mediatiche. Bisogna considerare, non solo il ruolo che hanno le caratteristiche di personalità individuali, ma anche l’influenza del gruppo dei pari. I pari, infatti, hanno un ruolo importante in questa fase evolutiva e possono contribuire a indebolire o rinforzare gli effetti negativi dei media sull’immagine corporea. Per rilevare gli effetti di mediazione dei pari Veldhuis, Konijn e Seidell (2013) hanno indagato il ruolo dei commenti dei coetanei durante la visione di immagini di modelle molto magre sulla soddisfazione corporea e la vergogna relativa al proprio corpo.

I risultati mostrano che, quando le immagini erano accompagnate da commenti che indicavano queste modelle come leggermente sottopeso, l’insoddisfazione corporea e la vergogna per il proprio corpo era maggiore rispetto alla condizione in cui le immagini erano accompagnate da commenti che identificavano queste modelle come fortemente sottopeso.

Ciò significa che quando un membro del gruppo dei pari identifica una modella visibilmente sottopeso come leggermente sottopeso, suggerisce che il modello corporeo rappresentato è raggiungibile. Il commento dei pari ha il potere di creare una idealizzazione del corpo che lo rende lo standard estetico a cui ispirarsi. In base a questo si può concludere che l’ “iconoclastia” del corpo mediatico non è l’unica via per prevenire insoddisfazione corporea e disturbi alimentari. A questo fine sono altresì efficaci gli interventi educativi che forniscono ai ragazzi gli strumenti critici per giudicare correttamente i modelli a cui sono esposti.

BIBLIOGRAFIA:

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Volpato, C. (2011). Deumanizzazione. Come si legittima la violenza. Bari-Roma: Laterza.